L’ultimo concerto è un vero e proprio percorso poetico, dove la parola letteraria e la musica convivono in equilibrio costante. La Suite 4 Chansonnes su poesie di Verlaine apre il programma come un viaggio tra atmosfere contrastanti: dalla malinconia aspra della Chanson d’automne, con le sue ombre dense e sospese, fino alla libertà assoluta del Don Quichotte, che rinuncia persino al sostegno del pianoforte per affidarsi soltanto alla voce. A questo quadro francese si affianca l’intensa musicalizzazione di Leopardi in Alla Luna, dove il brano per voce e pianoforte restituisce tutta la delicatezza malinconica dell’idillio leopardiano, oscillando tra riflessione, memoria e natura. Il mondo di Saffo, invece, entra in scena con due brani complementari di Andrea Augeri: Tramontata è la luna, con pianoforte, e Riflessi notturni, per sola voce. Entrambi raccontano, attraverso parole antichissime eppure attuali, il desiderio di cura e tenerezza tra amanti, proiettato nel mistero della notte. Rimani di Manuele La Puca, ispirato a D’Annunzio, sposta l’attenzione verso l’intimità di un amore passionale e urgente, che si trasforma in dolce supplica a non lasciarsi. La serata poi si arricchisce anche di brani pianistici: Il Sorriso n. 6, “unico superstite di una raccolta di dodici miniature”, e Sognare temi di W di Cavazza Preta, costruito su piccole cellule tematiche tratte dal Tristano e Isotta di Richard Wagner. Il finale alterna due pagine di Bartoloni dal carattere opposto: From Dewy Dreams, che evoca con leggerezza il risveglio da un sogno amoroso, e la Disgraziatissima cabaletta, una pagina brillante e ironica in cui la voce diventa terreno di gioco tra cantante e compositore. In questo equilibrio di poesia e musica, il concerto invita a scoprire come i testi antichi e moderni possano vivere in una nuova dimensione sonora.